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INCONTRI LETTERARI martedì 9 febbraio 2010
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INCONTRI LETTERARI


CARLOTTA HA INTERVISTATO PER MRS ELISA GENGHINI E ELISELLE,
AUTRICI DELLA RACCOLTA
“FOBIEril – soluzione MANIAzina”

A cura di Carlotta Pistone


Questa raccolta di racconti su FOBIE e MANIE - che coinvolgono più persone di quante ci si potrebbe immaginare - è interessante non solo per l’originalità dei contenuti e la varietà di stili narrativi, ma anche per le idee, le collaborazioni e i risultati che hanno reso possibile la realizzazione del progetto.

Per comprendere al meglio questi e altri aspetti, la via più semplice ed efficace non poteva che essere quella di rivolgersi direttamente alle curatrici della raccolta.

 

Ecco l’intervista a Elisa Genghini e Eliselle, scrittrici nonché autrici di due dei venti “racconti fobici”, rilasciata per tutte le lettrici e i lettori di questo numero speciale di MondoRosaShokking dedicato alla FOLLIA.

 

 

Per prima cosa, anche se la domanda potrebbe sembrarvi scontata, volevo chiedervi come e da chi è nata l’idea di questa raccolta di racconti sulle fobie e perché è stato scelto proprio questo argomento

 

ELISELLE: L’idea è fantastica ed è nata da Elisa Genghini: quando mi ha proposto di darle una mano nella scelta degli autori e dei racconti, ho accettato entusiasta. Devo dire che un’esperienza del genere arricchisce e ti dà sempre qualcosa in più dal punto di vista umano e lavorativo.

ELISA: L’idea mi è venuta in mente cosi… perché mi piaceva l’idea di creare un’antologia di racconti dal tema universale. Chi non ha qualche piccola mania o fobia senza che questa cada nel patologico?

Ho proposto l’idea a Eliselle. A lei è piaciuta. Voilà!

 

 

In secondo luogo, vorrei sapere sulla base di quale criterio sono stati scelti gli autori a cui domandare la partecipazione a questo progetto

 

ELISA: Alcuni li conosco personalmente, alcuni li ho letti, altri li conosce Eliselle.

E mi piacciono tutti per come hanno saputo, sotto diversi punti di vista, affrontare questo tema.

ELISELLE: Il requisito fondamentale: autori giovani, capaci, originali, ma pure abbastanza folli per sostenere, interpretare e raccontare il peso della follia. Sembra un annuncio di lavoro, in realtà è stato parecchio divertente.

 

Poi qualche di curiosità: ho trovato sia il titolo che le “indicazioni terapeutiche”, divertenti ed efficaci. Chi ha pensato a questa soluzione per presentare il libro e quest’antologia può davvero servire come “automedicamentazione”?

 

ELISA: Più che automedicazione è un modo per dire che “siamo tutti sulla stessa barca”, o “mal comune mezzo gaudio” , al di là delle frasi fatte. L’idea delle indicazioni terapeutiche è frutto di un lavoro di squadra, fatto assieme a Claudia Zanola, l’editrice.

ELISELLE: Infatti, qui c’è lo zampino della casa editrice. La Jar Edizioni è una realtà in continuo movimento, attenta a distinguersi, e quando ci ha prospettato l’idea di presentare l’antologia in un modo non convenzionale, ha sfondato una porta aperta.

 

 

Come mai avete stabilito come lunghezza di ogni racconto 16 pagine?

 

ELISELLE: Questioni per così dire tecnico-burocratiche, e per fare in modo che nessun racconto “prevaricasse” l’altro con lunghezze eccessive. Poi era un bell’esercizio: raccontami una fobia in massimo tot pagine diventa una cosa da professionisti, no?!

ELISA: Concordo: esigenze tecniche. E democrazia.

 

 

Ora una domanda per Eliselle. Ho letto il tuo racconto e, dopo essermi documentata in merito alle fobie e alle loro cause, l’ho riletto una seconda volta più attentamente. Ho trovato che ne “Il lavoro ideale” la vicenda familiare della protagonista e la sua necessità continua di lavarsi le mani (disturbo ossessivo-compulsivo chiamato rupofobia) sia un esempio che rispecchia perfettamente il problema di una fobia seria e fortemente condizionante. A cosa ti sei ispirata per questa storia? Si tratta di pura immaginazione narrativa o del frutto di un’esperienza che hai avuto modo di osservare e dalla quale hai poi preso spunto?

 

ELISELLE: Ogni storia che scrivo ha un fondo di realtà, non riesco a distaccarmene completamente e l’osservazione dei comportamenti umani per me è fondamentale per creare storie, la trovo di grande ispirazione. Per questo racconto ho immaginato che cosa potrebbe fare una ragazza, appartenente a una famiglia potente, se sottoposta a un grande stress e a una pressione insostenibile: mi sono chiesta come potrebbe reagire, ed è nato “Il lavoro ideale”. In chiave ironica, certo, perché alle volte la vita va presa con leggerezza o si rischia di impazzire sul serio.

 

 

 

E una ad Elisa. Ne “L’isola dei golosi” la ragazza di cui parli presenta due anomalie comportamentali marcate, da lei stessa ammesse: la prima riguarda una sorta di mania ossessiva verso il cibo, la seconda un’avversione radicata nei confronti dei camerieri, dai quali si sente sempre derisa e maltrattata. Questi disturbi l’hanno portata a temere bar, pizzerie, gelaterie, pub, e in genere qualsiasi spazio pubblico dedicato alla ristorazione.

Dal tuo punto di vista, in quanto creatrice della storia, le problematiche evidenziate sono da porre sullo stesso piano a livello di importanza - e quindi vanno considerate in modo paritario – oppure una delle due prevale sull’altra determinandola, in una specie di legame causa-effetto?

 

ELISA: Beh già è tanto chiamarle problematiche. La fobia delle gelaterie ce l’ho davvero, ieri mi sono mangiata un gelato molto buono, ad esempio, ma ho dovuto chiedere i gusti Fricco, Vrandi, e Pietro. Non trovate che sia imbarazzante pronunciare ad alta voce parole in libertà? Ed il panino salsa SnacK? Che nome.  E’ il mio preferito, con dentro la salsa verde,  quando vado in un certo pub di Bologna ordino sempre quello ed è anche molto buono, ma mioddio! Ridiamo dignità ai generi alimentari!   Sulla fobia dei camerieri ci sto lavorando. Anche sulla golosità senza fondo. Ma è dura. Forse la cosa più dura. Specialmente ora che sarebbe il  caso di mettermi a dieta.

 

 

Avviandoci verso la conclusione, volevo chiedere ad entrambe se, a parte il vostro, c’è in FOBIEril un racconto che vi è piaciuto particolarmente per l’originalità della storia o perché ha rispecchiato al meglio l’idea iniziale e i requisiti fondamentali della raccolta

 

ELISA: Ho le mie preferenze, chiaro, ma è un segreto.

ELISELLE: È difficile dirlo, tutti sono particolari, tutti rispecchiano uno stile originale e proprio dell’autore, ma se proprio dovessi sceglierne uno, sull’onda della facebook-mania, potrei dire che Face-Lovers di Raffaella Krismer è molto, molto riuscito.

 

E infine, cosa mi dite delle vostre fobie, delle vostre paure più profonde?

E quanto di voi c’è nelle protagoniste dei vostri racconti?

 

ELISA: Ho la fobia dei piccioni, dell’aereo e del guidare in autostrada e sulla tangenziale. La protagonista del mio racconto sono un po’ io. Il finale ovviamente è un po’ romanzato…..

ELISELLE: Proprio l’altro giorno ho fatto uno di quei test per valutare il mio grado di follia. Ne è uscito che ho undici fobie su cinquantasette, sto nella fascia dei “normali”: di fatto credo sia l’unica volta che qualcuno mi ha detto che sono a posto. Non è una fobia, ma io ai test, di solito, non ci credo. Però non chiedermi perché li faccio, non esiste una risposta razionale a questa domanda.

 

 

Per conoscere meglio le nostre autrici-curatrici:

ELISA GENGHINI
Autrice del racconto “L’isola dei golosi”
Il suo BLOG:
http://zuccagialla.blogs.it/

ELISELLE
Autrice del racconto “Il lavoro ideale”
I suoi siti:
www.eliselle.com
www.delirio.net

         



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