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FOBIEril mercoledì 10 marzo 2010
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“FOBIEril – soluzione MANIAzina”
DALLE FOLLIE ALLE FOBIE

A cura di Carlotta Pistone

 

Che cos’è la fobia? Quali sono le sue origini storiche, sociali e psicologiche? Quanti tipi di fobie si conoscono?

 

Dopo aver letto alcuni dei racconti tratti da “FOBIEril – soluzione MANIAzina” (2009, JAR Edizoni) queste e altre domande sorgono praticamente spontanee. Perché un argomento come la “fobia”, che troppo spesso viene o banalizzato e confuso con le più comuni paure, o trattato da un punto di vista puramente clinico, se inserito in un contesto narrativo ha il potere di suscitare interesse e, soprattutto, curiosità.

Curiosità che possono essere soddisfatte, in primo luogo, con una veloce ricerca su internet, grazie alla quale si scoprono definizioni, teorie, possibili cure, oltre ad una vastissima gamma di esempi molto esaustivi.

 

Diventa quindi palese che avere schifo per gli insetti, sentirsi a disagio in ascensore, o sperare di uscire indenni da una tempesta durante una traversata in nave o in aereo, sono semplicemente paure condivise dalla maggior parte delle persone.

Tutt’altra cosa, invece, è provare un folle timore nei confronti di qualcosa, un timore tale da far perdere il controllo del proprio corpo, delle proprie funzioni fisiche di base: sudorazione eccessiva, tachicardia, tremori sono solo alcuni dei sintomi che hanno come apice e unica risoluzione la fuga.  Infatti, il soggetto fobico - consapevole di questo suo limite psicologico ma non in grado di controllarlo -, scappa sistematicamente davanti ad un oggetto o ad una situazione che ritiene estremamente pericolosi, e nel tempo avrà non solo delle ripercussioni psicologiche, ma anche dei gravi problemi relazionali.

 

(Per un approfondimento:

http://www.ipsico.org/fobie.htm

http://www.nuovipercorsi.org/disturbi_dansia.htm)

 

Sempre su internet è poi possibile consultare un dizionario delle fobie che elenca un numero impressionante di voci con relativi significati. Ci sono le più note, come l’aracnofobia, la claustrofobia e l’agorafobia, la pirofobia, l’omofobia, l’idrofobia – rispettivamente paura dei ragni, degli spazi chiusi e di quelli aperti, del fuoco, degli omosessuali, dell’acqua -, ma anche le più incredibili, ad esempio la paura per gli suoceri, quella per le bucce di arachidi, la paura delle ginocchia o del mento, ossia la socerafobia, l’araquibutirofobia, la genufobia e la geniofobia. Fino alle più problematiche come la paura per la società o sociofobia, quella di parlare e delle parole (la laliofobia o glasofobia, e la logofobia), o quella di sedersi, la thaasofobia.

Si potrebbe continuare per pagine e pagine, ma dovendo passare oltre, come non citare la panofobia, la paura di tutto, e  la dementofobia, la paura della follia. Perché d’altronde è di follia che tratta questo nostro numero di MRS.

 

(L’elenco completo delle fobie è consultabile sui seguenti siti:

http://www.fobie.org/ http://antveral.spaces.live.com/blog/cns!B82C8038190F5EA4!680.entry?wa=wsignin1.0&sa=944121637)

 

I racconti di FOBIEril si inoltrano e permettono al lettore di addentrarsi in questo complesso mondo fatto di timori, manie e ansie, che risultano spesso incomprensibili o vengono considerati dalla nostra società con leggerezza. Ma molti di questi problemi - che possono apparire comici o di poco conto agli occhi di un osservatore esterno - sono tutt’altro che semplici da affrontare per chi deve conviverci.

 

E ognuna delle storie narrate rivela, attraverso le paure o le ossessioni dei protagonisti, tutta una serie di anomalie psicologiche che condizionano e precludono il tradizionale svolgersi delle attività quotidiane, così che le più normali relazioni sociali, lavorative, familiari risultano compromesse, a volte in modo irreversibile.

 

Ma tralasciando considerazioni cliniche o sociologiche (che non ci competono), questi aneddoti vengono narrati  con ironia, seguendo uno stile velato di comicità e sarcasmo, e con una realisticità dissacrante che pone l’accento su disagi frequentemente ignorati o derisi, sdrammatizzandone però gli aspetti più tragici.

 

Ad esempio troviamo la suora di clausura che mente alla superiora, e rischia di compromettere un incontro ufficiale col Papa, piuttosto di raggiungere Roma in aereo. Poi c’è un ragazzo con tassative abitudini fisiologiche che, ad ogni primo appuntamento, antepone una descrizione fin troppo dettagliata delle sue tappe fisse alla toilette. Una ragazza, invece, si sente perseguitata da tutto, una vittima della società di cui fa parte, e colleziona così tante ansie ingiustificate da provocarle una percezione totalmente distorta della realtà. Così come distorto ed estraneo diventa il mondo di un’accanita seguace di un famoso social network, capace di creare un’alienante dipendenza psicofisica. E ancora la figlia di un politico in carriera che, non riuscendo ad adattarsi ad una nuova esistenza fatta di apparenze ed ipocrisia, cerca di cancellare le sue carenze lavandosi ossessivamente le mani. O la giovane con la fissazione per il cibo e l’avversione per i camerieri, la quale decide di trascorrere l’estate a lavorare in un’affollata pizzeria della riviera romagnola: il suo tentativo di vendicarsi sul prossimo per le angherie subite si rivelerà inutile e controproducente. Oltre che tragicomico!

 

Nei racconti qui brevemente descritti, come in tutti i casi di fobie, timori e ansie incontrollabili, manie, odio profondo o comportamenti ossessivi, l’unica via per uscirne e tornare a condurre una vita serena, è di affrontare questi problemi avvicinandosi gradualmente all’oggetto o alla situazione che scatenano queste reazioni. Poi, l’assistenza di una persona specializzata è determinante per stabilire un percorso progressivo verso l’accettazione di tale elemento destabilizzante.

 

Insomma, bisogna farci l’abitudine! E, di certo, tramare personali vendette e gettarsi a capofitto in un ambiente detestato e temuto - come ha scelto di fare una delle protagoniste delle nostre storie - non può che aumentare l’avversione verso quel contesto, se non provocare ulteriori disturbi comportamentali.

 

E se proprio non ci si vuole curare in modo tradizionale, altro non resta che arrendersi e imparare  a convivere con i propri mali.

D’altronde ci sono molti mezzi di trasporto oltre l’aereo, e si può avere una vita di coppia anche quando prevale il rapporto morboso col WC di casa. Così come plasmare la propria vita su un’irrinunciabile mania di pulizia è preferibile al sudiciume, o un’esistenza virtuale offerta da internet può, per alcuni (davvero pazzi!), essere più appagante di una realtà tangibile e di relazioni umane concrete.

Ognuno ha le proprie manie, e i gusti sono gusti. Ma non è detto che tutti riescano ad uscire incolumi da una fobia “acuta”. E non sempre a subirne le conseguenze peggiori sono i “soggetto fobici”…

 

 

Buona lettura!

 

Carlotta ha intervistato per MRS Elisa Genghini e Eliselle, curatrici (e autrici) della raccolta

 

         



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