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Ci sono donne… e altre donne martedì 9 febbraio 2010
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Ci sono donne… e altre donne

Intervista a Martina_

Di Giuliana Dea

 

Ho conosciuto Martina Brilli, ormai La Marty per tutte le sue amiche blogger, lo scorso anno, dopo un paio di mesi di  blog. Martina è una persona reale che per potersi esprimere liberamente ha trovato come unica via d’uscita il mondo virtuale: ha aperto un blog e ha confessato al mondo che in lei esistono un uomo visibile a tutti e una donna che ogni tanto chiede di poter uscire allo scoperto.

 

D.- Ti presenti come Martina Brilli. C’è un motivo se hai scelto questo nome?

 
Sono stata una vita a pensare che il mio nome al femminile dovesse essere Stefania e poi al momento di creare il mio primo account venne fuori Marta Brilli. Marta era la nuora della signora del piano di sotto e da piccola la sbirciavo dalla finestra la domenica quando andava fuori in giardino a fumare. Era una bella donna, molto femminile sia nell'abbigliamento che nelle gestualità. Brilli invece viene dalla più famosa Nancy, una donna che ho sempre ammirato per la sua femminilità. Messi insieme i due nomi suonavano bene e quindi cominciai a firmarmi così. Poi però il nome Marta non mi è mai andato a genio e quindi alla fine si è trasformato in Martina, anche se ora per tutti sono “La Marti”.

 

D.- Ci tieni a precisare che sei un uomo che ama le donne ma a cui piace travestirsi. Allora cosa significa esattamente essere un travestito, o almeno che significato riveste per te?

 

Ti faccio un esempio: tra il bianco ed il nero ci sono una miriade di colori ed è impossibile catalogarli tutti con un nome. Allo stesso modo, tra maschio e femmina ci sono molti “generi” intermedi che dovrebbero essere classificati con i due nomi presenti nel vocabolario italiano: travestito e transessuale (e forse anche trans gender). C'è molta confusione sull'argomento e quindi spesso si usa travestito anche per le transessuali. Nei testi di psicologia il travestito è colui (volutamente al maschile perchè la prevalenza dei casi è comunque nel sesso “forte”) che occasionalmente indossa abiti del sesso opposto, sia per piacere personale che per piacere altrui. L'immagine più diffusa tra la gente è quella dell'omosessuale o bisessuale che si veste da donna per fare sesso con una persona dello stesso genere. Per me, e per molti altri come me, la situazione è molto diversa. Noi sentiamo la necessità di renderci simili alle donne perchè ci sentiamo parte del loro mondo, forse proprio perchè le amiamo molto. Molte di noi sono felicemente sposate e non sono certo matrimoni di copertura. Diciamo che io mi sento a metà strada fra le due definizioni. Non mi accontento di vedermi in uno specchio, chiusa fra quattro mura, ma non vorrei passare la mia vita come una donna.

 

Quando hai cominciato a sentire il bisogno di vestirti da donna?

 

Il primo ricordo che ho risale alle elementari. Ero in casa malata, infilata nel lettone dei miei genitori ed in un momento in cui non c'era nessuno nella stanza mi infilai il pigiama di seta di mia madre. Durante l'adolescenza ho avuto anche dei momenti di rifiuto, ma poi alla fine il desiderio di vedersi donna è sempre tornato ed ho ricominciato a vestirmi di nascosto.

 

È stato difficile prendere coscienza di questo aspetto della tua personalità?

 

A quei tempi non c'erano i computer, né Internet, tantomeno Google, e quindi io sapevo quello che la televisione faceva vedere e quel poco che si trovava sulle riviste. Credevo di essere una transessuale, anche se non ho mai avuto attrazione verso i maschietti. E poi quando ci nasci nel problema, a volte ti sembra che i problemi gli abbiano gli altri. Naturalmente il non poterne parlare con qualcuno è un bel peso e soprattutto far finta di niente quando senti offendere le persone come te. Con l'età adulta poi, ti vengono tutta una serie di sensi di colpa e di vergogna. C'è però qualcosa in me che mi dice che quello che faccio non è sbagliato, almeno non del tutto.

 

L’hai mai raccontato a qualcuno? E quale è stata la reazione?

 

Qualche anno fa al lavoro mi scappò un click involontario sull'icona della stampa. Il giorno dopo due colleghi mi chiamarono e mi fecero vedere le stampe che avevano trovato. I dati riportati erano inequivocabili, ma all'inizio negai l'evidenza. La notte praticamente non ci dormii e la mattina dopo di buon ora scrissi loro una mail con la quale confessavo tutto, soprattutto per evitare che la notizia si spargesse più del dovuto. Naturalmente erano persone che ritenevo capaci di capire il problema.

Non ho avuto risposta a quel messaggio, ma fino ad ora non ho visto nessun cambiamento nel nostro rapporto sia lavorativo che di amicizia.

 

Da più di un anno tieni un blog in cui racconti le tue disavventure al femminile. Come mai hai deciso di uscire allo scoperto?

 

Era una mia necessità. Ci sono molti siti o forum dedicati alle trav e trans a cui puoi accedere solo dopo una iscrizione vagliata dalle titolari, quasi fosse l'iscrizione a qualche setta. E' vero che, oltre che difendere la privacy dei partecipanti, queste restrizioni cose servono soprattutto per evitare l'ondata di persone che sono solo in cerca di sesso o che lasciano gratuitamente insulti e parolacce. Io invece volevo confrontarmi col mondo reale spinta dall'idea di poter far capire alla gente “normale” (ammesso che esista) che molti di noi non sono certo persone da combattere o da emarginare. La televisione inoltre ci propina immagini che distorcono la nostra realtà, vedi Platinette; oppure le caricature provocatorie che arrivano dai Gay Pride. Martina invece si veste come una donna della sua età, senza essere volgare o troppo appariscente. Non ha bisogno di affascinare nessuno, ma cerca solo di essere passabile. Per far questo ho inserito un po’ di simpatia (leggi scemenza) che intermezza alcuni “lagna-post” come li chiamo io, cercando di cimentarmi in varie attività come ad esempio la scrittura di un racconto intitolato Merry Christmas Martina, alcune rime scherzose e perfino un filmato karaoke.

 

Nel tuo blog racconti tra l’altro di tua moglie e di tuo figlio. Tua moglie conosce il tuo bisogno di vestirti da donna. Come lo vive?

 

Mia moglie sa di me da circa venti anni, da prima del matrimonio, ma non ha mai accettato questo mio lato femminile. L'anno scorso, dopo che due nostri amici si sono separati per motivi apparentemente futili, si è sentita di concedermi qualcosa di più, ma lo ha fatto più per la paura di perdermi che per volontà sua. Quello che mi rattrista di più è che non si rende conto di quello che sento e soprattutto di quanto soffro a non poter dare sfogo ai miei desideri. Non chiedo di vivere tutti i giorni al femminile, ma mi accontenterei di poter uscire allo scoperto qualche giorno l'anno, naturalmente a qualche centinaio di chilometri da casa.

 

Quanto è difficile trovare spazi per Martina con una moglie e un figlio per casa?

 

E' praticamente impossibile. L'anno scorso, col permesso di mia moglie, ho avuto diverse occasioni, ma si parla comunque di 2 o 3 ore alla settimana, non di più. Se togli da questo il tempo di recuperare e riporre i vestiti (che non sono certo nell'armadio ma in una scatola riposta in uno stanzino), quello per truccarsi (considera che per coprire la barba non uso certo un trucco acqua e sapone) e quello che serve per toglierlo tutto fino all'ultimo puntino di rimmel, a Martina rimane si o no mezz’ora, giusto il tempo di guardarsi allo specchio e migliorare il modo di camminare e di muoversi, anche perché sembro più un orso grizzly che una soave donzella.

 

Per mezzo del blog hai incontrato molti utenti virtuali che nel tempo sono diventati affezionati lettori di Martina. Ci sono travestiti tra loro?

 

Sono arrivata su Splinder proprio per mettermi in contatto con una di loro. Tra i miei “amici” ci sono altre trav ma anche delle trans. La maggioranza dei frequentatori del mio blog però sono donne, quelle DOC intendo, quelle che escono dalla fabbrica col taglietto verticale di serie.

 

Che effetto ti ha fatto sentire le opinioni di persone che vivono il tuo stesso bisogno?

 

Confrontarsi con loro significa rivivere periodi comuni, come l'infanzia e l'adolescenza.

C'è quella che continua a viverlo in segreto e quella che invece ha trovato una compagna che la supporta negli acquisti e nelle uscite. Io penso però che ognuno è un caso a parte e quindi bisogna diffidare dei consigli, specialmente di quelli troppo audaci o drastici.

 

Fra L’aggettivo più brutto con cui sei stata definita dai lettori del tuo blog.

 

A parte una sola offesa posso dirti che non ho mai ricevuto commenti sgradevoli. A volte sono stata attaccata da persone che non conoscevano bene la mia situazione familiare ma che poi si sono almeno in parte ricredute.

 

E  il più bello?

 

"Scema". Ma uno “scema” non detto in maniera dispregiativa. Era uno “scema” di quelli che si dicono tra amiche di vecchia data. Mi ha dimostrato quel senso di amicizia e confidenza che ormai si era creato tra di noi.

 

Passiamo a un argomento più frivolo: ti capita di andare a fare shopping per Martina?

 

Non ultimamente, ma l'anno scorso ho fatto un bel cambio di armadio...pardon, di scatola! Grazie a una dieta ho perso diversi chiletti e quindi ho cominciato a trovare qualcosina in più da comperare rispetto agli anni precedenti. Purtroppo, non potendomi provare i capi, spesso quando arrivo a casa ho la brutta sorpresa di vedere che il foglietto della taglia l'ha scritto Pinocchio in persona e che quindi ho buttato i soldi dalla finestra.

 

E tua moglie ti accompagna nello shopping? Ti consiglia?

 

E' capitato due o tre volte che ho comperato qualcosa mentre ero con lei. Certo non era contenta, ma mi ha comunque permesso di farlo. Lei non mi ha mai consigliata perché in fondo a lei fa schifo l'idea di vedermi vestito da donna. Io però se posso la consiglio. Per una cerimonia importante le ho praticamente scelto io vestito, scarpe e bigiotteria.

 

Com’è stato comprare la prima gonna e indossarla? Che sensazione ti ha dato scegliere gli accessori, l’accostamento dei colori, la pettinatura…?

 

La prima gonna l'ho comperata in un negozio fuori città. Ero talmente nervosa che al momento di pagare non mi ricordavo più il codice del bancomat (che figuraccia). Considera che fino ad allora io avevo indossato solo i vestiti di mia moglie e di mia madre prima, ma essendo entrambe almeno due taglie inferiori alla mia, finivo sempre col mettermi le solite due gonne con l’elastico in vita. Sapere che finalmente ne avevo una tutta mia, mi dava una felicità indescrivibile. Più che per l'accostamento dei colori, ho avuto difficoltà a trovare uno stile giusto per la mia corporatura. Per l’acconciatura, avendo pochi capelli, sono dovuta ricorre ad una parrucca e quindi l’acconciatura è predefinita.

 

Prima di uscire allo scoperto con il blog avevi amiche donne? E il tuo rapporto era da uomo a donna o da donna a donna?

 

Certo che avevo (ed ho tuttora) delle amiche donne. E' solo che il rapporto tra di noi è tra uomo e donna, ben diverso da quello che c'è tra donna e donna. Questa è una cosa che mi è sempre mancata fin dall'infanzia e tuttora soffro a vedere le ragazzine per strada che si baciano sulla guancia, si tengono per mano, che cominciano a truccarsi di nascosto. Fortunatamente tramite il mio blog ho conosciuto molte donne e con alcune di loro ho instaurato proprio quel rapporto di amicizia che tanto mi era mancato. Ora posso almeno sperare di poter realizzare un giorno (molto molto lontano per ora) il mio sogno più grande e cioè di uscire con loro, proprio come amiche di vecchia data, andandocene in giro per mano a fare shopping.

 

Da  quando puoi esprimerti liberamente come Martina è cambiato qualcosa nella considerazione verso il mondo femminile? E cosa ha imparato Martina dalle sue amiche del blog?

 

Sinceramente le mie amiche reali di femminile hanno ben poco. Martina lo è molto più di loro.

Le amiche virtuali invece mi hanno fatto capire attraverso i loro problemi che le donne hanno una marcia in più rispetto a noi uomini (dico noi proprio perché io questo lato femminile proprio non l'ho).

 

E invece, come Martina, la tua considerazione nei confronti di tua moglie è cambiata in qualche modo?

 

Vorrei tanto poter dire che mia moglie è la miglior amica di Martina, ma invece è la sua peggior nemica. Posso solo capire determinati suoi comportamenti ma non posso certo accettare il voler non ascoltare.

 

C’è qualcosa che ti piacerebbe dire alle lettrici di Mondo Rosa Shokking?

 

Ho accettato di fare questa intervista sapendo di espormi ancora di più rispetto a quello che ho fatto fina ad ora solo perché voglio sensibilizzarvi al problema. Probabilmente c'è qualcuno fra i vostri amici o parenti o il vostro stesso partner che di nascosto soffre osservando un vestito o un paio di scarpe col tacco, ma vivrà sempre nel terrore di confessarlo. Se mai vi capiterà, cercate di non dargli addosso ma porgeteli almeno una spalla sulla quale piangere.

 

Di che colore sarà il futuro di Martina? Rosa Shokking?

 

Più che Rosa Shokking il futuro di Martina lo vedo grigio fumo di Londra. Da settembre ho deciso di sospendere con le “vestizioni” sia perché non voglio dare a mia moglie la possibilità di rinfacciarmi alcunché durante le nostre discussioni, sia perché mi sono resa conto che per sentirsi donna non è necessario vedersi in uno specchio. Basta pensare di esserlo, cambiando il modo di camminare per strada oppure accavallando le gambe al tavolo mentre comunico con le amiche al computer. Per questo, se mai Martina dovesse risorgere dalle sue ceneri, le mura di casa le staranno ormai troppo strette. Inoltre ho deciso anche di intraprendere anche una strada “medica” nella speranza di poter quantomeno far convivere serenamente un uomo ed una donna nello stesso corpo.

 

Un’ultima domanda: se dovessi spiegare a tuo figlio che esiste chi ha bisogno di essere qualcun altro per poter stare bene con sé stesso, che favola useresti?

 

Una favola non saprei, ma mi colpì molto un film di animazione uscito qualche anno fa dal titolo Shark Tale dove, fra i vari personaggi, c’era uno squalo “buono” che voleva giocare e divertirsi con gli altri pesci, mentre tutta la sua famiglia voleva che fosse uno squalo cattivo e feroce. Alla fine, travestito da delfino per non farsi riconoscere, incontra suo padre e gli dice qualcosa del genere: “Non importa come sono vestito. Sono e sarò sempre tuo figlio”. Così anch’io nei suoi confronti sarei lo stesso padre che sono, anche se con gonna e rossetto.

 

 

Speriamo che (io) sia femmina (il blog di Martina): http://brillimartina.splinder.com/

         



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